Antiporta per chiesa Marineo (PA)

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Durante il Medioevo, un pellegrino aveva fatto voto di raggiungere un lontano santuario, come si usava a quei tempi. Dopo alcuni giorni di cammino, si trovò a passare per una stradina che si inerpicava per il fianco desolato di una collina brulla e bruciata dal sole. Sul sentiero spalancavano la bocca grigia tante cave di pietra. Qua e là degli uomini, seduti per terra, scalpellavano grossi frammenti di roccia per ricavare degli squadrati blocchi di pietra da costruzione.

Il pellegrino si avvicinò al primo degli uomini. Lo guardò con compassione. Polvere e sudore lo rendevano irriconoscibile, negli occhi feriti dalla polvere di pietra si leggeva una fatica terribile. Il suo braccio sembrava una cosa unica con il pesante martello che continuava a sollevare ed abbattere ritmicamente.
“Che cosa fai?”, chiese il pellegrino.
“Non lo vedi?” rispose l’uomo, sgarbato, senza neanche sollevare il capo. “Mi sto ammazzando di fatica”.

Il pellegrino non disse nulla e riprese il cammino.

S’imbatté presto in un secondo spaccapietre. Era altrettanto stanco, ferito, impolverato.
“Che cosa fai?”, chiese anche a lui, il pellegrino.
“Non lo vedi? Lavoro da mattino a sera per mantenere mia moglie e i miei bambini”, rispose l’uomo.
In silenzio, il pellegrino riprese a camminare.

Giunse quasi in cima alla collina. Là c’era un terzo spaccapietre. Era mortalmente affaticato, come gli altri. Aveva anche lui una crosta di polvere e sudore sul volto, ma gli occhi feriti dalle schegge di pietra avevano una strana serenità.
“Che cosa fai?”, chiese il pellegrino.
“Non lo vedi?”, rispose l’uomo, sorridendo con fierezza. “Sto costruendo una cattedrale”.
E con il braccio indicò la valle dove si stava innalzando una grande costruzione, ricca di colonne, di archi e di ardite guglie di pietra grigia, puntate verso il cielo.

È con questo racconto che intendo esprimere il valore delle opere realizzate dalla Ditta Ferrantelli. Ho avuto modo in tempi diversi di commissionare per la nostra comunità ecclesiale del Santuario della Madonna della Dayna in Marineo (Pa) prima dei banchi e poi un antiporta che hanno ricevuto il pieno apprezzamento dei fedeli per le qualità dei materiali e artistiche.

Personalmente ho trovato nel sig. Ferrantelli e nei suoi collaboratori non tanto un interlocutore che si limita a realizzare il lavoro commissionato per un legittimo fine commerciale, ma un artigiano consapevole e fiero di aggiungere con il suo lavoro bellezza artistica ad un edificio sacro.

Lo scrittore russo Dostoevskij affermava in una delle sue opere che ”la bellezza salverà il mondo”. Oggi abbiamo bisogno di artigiani del bello che sappiano dare un’anima all’opera delle loro mani cosicché non siano dei semplici arredi muti di un luogo di culto, ma sappiano in sé stessi parlare di Dio e aiutino i fedeli ad aprire il cuore al dialogo con Dio. E di ciò, insieme alla comunità francescana di Marineo, sono personalmente grato alla ditta Ferrantelli.

fra’ Saverio Benenati, ofm conv.

Rettore del Santuario S. Maria della Dayna in Marineo.